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martedì 3 luglio 2012

Compito in classe di matematica equazioni: Jair e Dani

Esattamente alle otto e quarantacinque la Perrone diede fuoco alle polveri e cominciò il giro di consegna dei compiti da svolgere, passando al setaccio le trincee nemiche e verificando la presenza di eventuali armi illegali. Luchetto era ovviamente il più nervoso, ma l’insegnante non smetteva di fissare con occhi dardeggianti, amplificati da due spesse lenti, gli occupanti l’ultimissimo banco dietro la fila centrale. La donna sapeva bene che copiavano, pure male, perché spesso sbagliavano libro o argomento, ma non era mai riuscita a coglierli sul fatto. A quel punto era diventata una questione personale.
Dopo essersi soffermata ad esaminare il banco sospetto, la Perrone tornò decisa alla cattedra per fissare sulla lavagna l’ora di chiusura del combattimento: undici e un quarto. Anche le altre guerre, quelle col sangue vero, avrebbero dovuto essere così, pensava Jair, con un termine, un'ora di chiusura. Era questa, secondo lui, una delle tante cose brutte delle guerre nel mondo: sapevi quando iniziavano ma mai quando sarebbero finite.
La professoressa si sedette con sguardo, falsamente distratto, posato sul cruciverba di copertina della sua rivista preferita. Si era arenata sul dodici orizzontale, diciassette lettere, la terza era p e la nona s. Deve essere fatto ora, citava testualmente la definizione. Beccare i due truffatori in fondo, prendersi un mese di ferie, trovarsi un uomo, tutto pensava la Perrone tranne che improcrastinabile.
La classe lesse con attenzione i quattro esercizi da fare e Jair e Dani cominciarono a consultarsi sulle strategie da adottare utilizzando il sottovociese, antica lingua nascosta alle istituzioni scolastiche, tramandata oralmente nelle zone impervie degli ultimi banchi.
“Ne sai fare qualcuno?” chiese Dani.
“Vuoi dire senza aiuti?” rispose Jair, senza togliere gli occhi dalla cattedra.
“Certo”, precisò il collega furfante.
“Macché, nemmeno il primo…” confessò senza vergognarsi Jair.
“Allora facciamo lo schema DJDJ?” propose Dani, utilizzando il codice criptato.
“E perché non il JDJD?” replicò prontamente il compagno.
La differenza tra i due consisteva nel modo di dividersi gli esercizi da fare, i quali erano in ordine di difficoltà. Nel codice, le iniziali dei loro nomi indicavano chi avrebbe dovuto fare il primo e il terzo e chi gli altri due. Dopo una breve discussione fatta di sguardi torvi e di promesse impossibili da mantenere, i due si accordarono sul DJDJ-B, il quale, se ci fosse stato ancora il tempo, obbligava Dani, una volta finito di copiare i propri esercizi, ad attaccare anche quelli dell’altro.
La battaglia entrò nel vivo cinque minuti dopo le nove, quando Jair, fingendo un improvviso calore, tirò su le maniche della sospetta camicia, in quanto il ragazzo girava sempre in maglietta. Quindi posizionò il braccio sinistro rilasciandolo sul banco come un libro aperto e cominciò a cercare il teorema giusto per il secondo esercizio: una sola, crudele equazione...

Tratto da Jair, il suono è la vita

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