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lunedì 9 luglio 2012

Scrivere una canzone rock: Il dono del respiro

“Oggi cosa proviamo?” chiese Giulio.
Ci fu un attimo di silenzio che subito Dani disturbò, dando una scaldata alla batteria, roteando le bacchette come un vero professionista.
Jair, dal canto suo, una volta amplificata la chittarra sfiorò con le dita la magica scritta incisa nel legno di questa e propose: “Perché non improvvisiamo?”
La domanda lasciò tutti un po’ sorpresi. Il primo a rompere gli indugi fu Giù: “In che senso?”
“Perché non proviamo ad inventarci un pezzo, qui, adesso?” continuò Jair con sguardo esaltato.
“E come?” chiese Silvia.
“Cercando ognuno il nostro posto”, rispose lui, come se avesse già iniziato ad improvvisare. “Tu, Dani: suoni la batteria.”
“Certo… e allora?”
“La suoni in una grotta, sotto terra. Cos’è che potrebbe provocare dei colpi, dei tremendi colpi dalle profondità della terra?”
Dani ci pensò su un attimo e poi buttò lì, senza molta convinzione: “Un… morto. Un cadavere sepolto vivo e prigioniero della bara…”
“Perfetto”, sancì Jair, e come se sentisse realmente tutto ciò, sotto i suoi piedi, incalzò: “Suona il suo graffiare sul legno, il suo sbattere i piedi sul fondo della cassa, le sue disperate testate sul coperchio…”
Dani cominciò a dare vita a quell’immagine, usando le bacchette come pennelli impazziti su una tela vergine. Fu un crescendo inesorabile. I tuoni di un tetro temporale da brivido entrarono in scena grazie al basso di Silvia. Lampi e fulmini saettavano attraverso le corde di Giulio. Con il poco fiato rimasto, l’immaginario disgraziato intrappolato nel feretro, si decise a gridare il suo desiderio di vita con la voce di Gienni, e una giovane donna, bellissima, apparve danzando dal nulla, sollevata sulla fredda terra che ricopriva la bara. Ad un tratto, ella sfiorò con delicatezza il terreno e la cassa esplose, facendo volare tutto intorno frammenti di legno, terra e dei vestiti dell’uomo stesso. Questi, ormai nudo e sdraiato nel fondo della buca, vide la donna librarsi sopra di lui, continuando a ballare. Lei lo guardò e attraverso la chitarra di Jair cominciò a cantare:

Il dono del respiro, parole e musica di Jair, Dani, Silvia Gienni e Giù

Ci fu un'esplosione
un botto e un'emozione
ricordi la sorpresa?
l’ansia dell’attesa?


Prima era come danzare
dormire senza sognare
col caldo nella mente
e la bocca sorridente


E l’aria prese vita
dal nulla si è intromessa
iniziando la partita
vincendo la scommessa


Che il tempo è uno solo
che tanto non lo vedi
lo scambi per un volo
e poi sì che gli credi


E’ stato un botto forte
così volle la sorte
rivivi la sorpresa
che da una vita ho attesa

Tratto da Jair, il suono è la vita

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