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mercoledì 12 settembre 2012

Adolescenza e paura di crescere: la danza delle paure accecate

Jair non parlò. Guardò ancora Solman per pochi istanti e con una strana luce negli occhi si voltò, mormorando alla creatura: “Allontanati…”
Mentre Molinget si librò in alto cavalcata dal piccolo essere, qualcosa di importante, in quel preciso momento, cominciò: la mano destra di Jair sfiorò lentamente le corde, dalla cassa al manico, mentre la sinistra stringeva quest’ultimo sempre più saldamente. Quindi, con estrema leggerezza, il ragazzo cominciò a far vibrare tutte e sei le corde una per una, accarezzandole soltanto. Di seguito, in un crescendo affascinante, la mano mancina prese a saltare da una corda all’altra, mescolando accordi ad arpeggi, acuti a grevi incisi, in maniera apparentemente casuale. La mano destra sembrava lucida quanto impazzita. Correva con le sue cinque dita muovendosi a cavallo delle calde corde di Lady come un ragno in preda ad una crisi isterica.
La musica che attraversò il Fendrom non si era mai sentita prima e soltanto quando l’intero spiazzo ne fu riempito, la voce di Jair attaccò:

La danza delle paure accecate, parole e musica di Jair

Vorresti che fosse un treno
a portarti a casa
la casa che cercavi
la casa che ti ha sempre aspettato

Vorresti che la porta si aprisse al tuo arrivo
che una bella donna, non più giovane ormai,
ti aspettasse sulla soglia e ti sorridesse
senza aver bisogno di farlo

Vorresti entrare dentro,
sentirne il calore,
berne l’acqua,
giocarci

Vorresti che la notte arrivasse inattesa
e restasse contenta
come se fosse a casa sua,
nel modo più semplice

Vorresti addormentarti senza il bisogno di una nota,
senza bisogno di dormire,
senza bisogno di sognare,
senza il ricordo che ti insegue

E continui a danzare con lei,
ineffabile paura

Ci fu un silenzio interminabile, con Jair ad occhi chiusi e le mani strette sulla chitarra come a cercare di calmarla. Solman era invece con gli occhi spalancati quanto increduli...

Tratto da Jair, il suono è la vita

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