Booktrailer

mercoledì 10 ottobre 2012

Concerto per la pace 2012 Roma San Lorenzo

L’evento era previsto per le ventuno, ovviamente in Piazza dei Caduti, nel cuore del quartiere. Il palco era posto di fronte all’incompresa opera d’arte, se non altro dalla massa ignara di tali ricercatezze, realizzata dal famoso scultore Federico Moccioli. Questi era detto il ruvido, a causa della pungente superficie delle sue opere. Tale particolare era odiato dalla maggior parte dei giovani calciatori della piazzetta, costretti a ritrovarsi costantemente il pallone bucato dall’asperità dell’opera. Quest’ultima, poi, consisteva in un groviglio di busti senza testa e senza braccia, avvolti in un filo spinato. Il titolo era Fazzoletti usati e i critici stavano ancora riflettendo sulla presunta genialità dell’autore. Nel frattempo, l’unico aspetto indiscusso erano le numerose partite interrotte da impreviste forature. La pedana, sulla quale si sarebbero dovuti esibire i giovani artisti, era stata gentilmente sponsorizzata dalla Salumeria Fratelli Montecuccu, e tale sigla campeggiava arrogante alla base del palcoscenico, rubando con prepotenza spazio allo striscione riservato allo scopo del concerto: la pace. Sì, quella pace che con geniale ingenuità molti ragazzi immaginano come la più logica alternativa alle guerre, tutte quante. E così, musica, canzoni, balli, parole, diventano la risposta migliore alla scuola della morte. Illusioni per molti ma dolci verità del nostro passato per quasi tutti noi, che dimentichiamo così facilmente la forza dell’attimo. Alle venti e trenta i musicisti erano nervosi, alcuni erano al debutto, come Jair e i suoi, e nell’aria c’era un’atmosfera da vera Woodstock. Il pubblico era quello delle grandi occasioni: nella prima fila si erano sistemate, con perfetto look da serata all’opera, le mogli dei già citati fratelli Montecuccu, Giuliva, Malena e Saruzza, trecento chili d’amore per i mariti e soprattutto per i loro prodotti. In terza fila si era distribuita una sola folta famiglia, vero vanto del quartiere: padre, madre, nonni, zii e soprattutto una marea di figli e nipotini, pronti a dare battaglia con le loro grida. Inoltre, non si era fatta attendere la solita gang infame di cani randagi e arrabbiati, i quali si erano posizionati in attesa, come per risparmiare la voce in attesa della musica. La band era demoralizzata da tale assenza di spettatori e Jair, più abituato degli altri agli incerti del mestiere, disse ai compagni: “Ragazzi, nessuno ci conosce ed è il nostro primo concerto. Ma se ci conoscessero, verrebbero a sentirci perché si ricorderebbero il nostro nome e questo grazie alla nostra musica. Forse la gente non è qui, seduta nella piazza, ma è nelle case, passeggia davanti alle vetrine, è dentro i negozi. Suoniamo bene. Suoniamo forte. Finché siano le nostre note a ricordargli che siamo qui, per loro.”

Tratto da Jair, il suono è la vita

Nessun commento:

Posta un commento